RI-ORDINARE LA PROPRIA VITA: RICONOSCERE E SUPERARE I RICORDI TRAUMATICI

RI-ORDINARE LA PROPRIA VITA: RICONOSCERE E SUPERARE I RICORDI TRAUMATICI

La psiche umana è come una cassettiera. Ciascun cassetto contiene uno o più ricordi di momenti diversi della nostra vita. Alcuni cassetti non sono perfettamente chiusi, perché ci sono fogli e oggetti infilati in modo caotico e casuale che fuoriescono. È proprio su questi cassetti che si focalizza la nostra attenzione, nel tentativo, spesso inefficace, di chiuderli, anche forzatamente.
Il fatto è che un cassetto può essere chiuso solo quando è ordinato e nella psicoterapia il lavoro è proprio questo: ciò che è stato archiviato in modo confuso e disordinato può essere riguardato, elaborato e riordinato.

Gli eventi che necessitano di una elaborazione sono chiamati traumi. Questi avvenimenti sono così potenti e dolorosi che il nostro cervello non è in grado di metabolizzarli e creano una sorta di cortocircuito cerebrale, che produce una serie di sofferenze psicologiche e somatiche che variano da persona a persona.

Non tutti gli eventi traumatici sono uguali: alcuni vanno a minare l’integrità fisica e il senso di sé della persona e possono dare vita a una serie di vere e proprie patologie, come il Disturbo Post Traumatico da Stress (violenze fisiche o sessuali, calamità naturali, incidenti…). Sono ugualmente traumatici tutti quegli eventi di minore intensità emotiva (minacce, violenza psicologica, umiliazioni, abbandoni, lutti precoci), soprattutto se sperimentati in età infantile.

Infatti, le condizioni in grado di generare traumi psicologici sono soggettive, dipendono cioè da come ogni persona vive la situazione stressante. Quindi possono rientrare nella categoria di eventi traumatici anche le esperienze del passato, soprattutto dell’infanzia, che mettono in pericolo l’integrità emotiva e la costruzione dell’identità come, ad esempio, aver subito ripetute umiliazioni dalle figure di riferimento o aver convissuto con genitori tossicodipendenti, malati, depressi.

La capacità innata di resilienza umana, fa sì che la maggior parte delle situazioni stressanti si risolvano in modo naturale, con l’elaborazione e l’integrazione delle informazioni nel nostro cervello. A volte questo non succede e con il passare del tempo le sofferenze non si attenuano, anzi, anche dopo mesi e anni ritornano costantemente i ricordi dell’accaduto e le immagini, emozioni, sensazioni e pensieri negativi sperimentati al momento dell’evento.
In altri casi, per fuggire dall’angoscia si può mettere in atto una sorta di ‘congelamento emotivo’: la persona si sente svuotata, distante, fredda. Oppure il cervello può mettere in atto delle ‘strategie di distrazione’ che allontanano l’ansia e il ricordo del trauma, ma rendono difficile pensare lucidamente, concentrarsi ed hanno effetti sulle capacità mnemoniche.

I traumi, poi, non sono riscontrabili solo a livello emotivo: questi avvenimenti lascano segni che si riscontrano anche a livello cerebrale, con una riduzione dell’ippocampo e dell’amigdala.

I segnali che indicano che un trauma non è stato elaborato sono:

Senso di irrealtà: la sensazione di essere dentro a un film o di vivere dentro ad un sogno
Pensieri intrusivi: pensieri, ricordi e immagini di quello che è successo che compaiono in momenti di rilassamento
Disturbi del sonno e incubi ricorrenti
Associazione con altri stimoli: alcuni stimoli ambientali, normalmente neutri, richiamano l’evento in modo involontario. Così alcune situazioni o persone particolari provocano malessere o ansia.
Difficoltà di concentrazione
Reazioni fisiche: problemi di stomaco, senso di nausea, stanchezza
Senso di colpa e tendenza a colpevolizzarsi: in caso di incidenti o disastri ambientali (terremoti, alluvioni) ci si può sentire in colpa per essere sopravvissuti
Vulnerabilità: paura del futuro oppure impazienza e irritazione con gli altri, soprattutto con i familiari

Nella psicoterapia, il paziente viene aiutato ad elaborare i vissuti irrisolti per archiviare il passato e per fare in modo che non abbia più peso sul presente e sul futuro.

Nel lavoro sul trauma si possono integrare i diversi approcci psicoterapeutici con l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), un intervento molto specifico e focalizzato, utile sia che l’evento sia avvenuto da qualche settimana, sia da molti anni. Questa metodologia aiuta il cervello ad elaborare i ricordi traumatici attraverso i movimenti oculari, che sbloccano la memoria e stimolano la formazione di nuove connessioni neuronali.

Per informazioni più approfondite sull’EMDR puoi cliccare ‘QUI’ o consultare il sito www.emdr.it.